Riflessioni sull’apprendimento infantile delle lingue

 

Ciao a tutti,

sono Elisa Casci e sono Educational Project Developer presso Victoria International House. Le lingue e l’apprendimento linguistico sono da sempre la mia più grande passione. Con una laurea in Scienze della Mediazione Linguistica e un percorso in fase di ultimazione in Scienze della Formazione Primaria, ho potuto approfondire diversi aspetti relativi alla psicologia dello sviluppo, della didattica, della pedagogia del linguaggio e della neuropsichiatria infantile.

Ora che sono mamma la curiosità per questi argomenti è motivata ancora di più dal desiderio di offrire ai miei figli i migliori strumenti per la loro crescita.

educational project manager

Per lavoro mi interfaccio con molte docenti e molte famiglie. Sono consapevole di quanto e come il nostro ruolo di educatori sia importante, e anche di come possiamo influire positivamente sulla crescita dei nostri bambini e ragazzi, il futuro della nostra società.

In questo articolo vorrei condividere alcuni piccoli spunti relativi all’acquisizione del linguaggio durante l’infanzia che ho appreso durante i miei studi. Dalla ricerca sul tema mi sono resa conto di come acquisire la lingua madre non differisca molto da come dovrebbe essere anche l’acquisizione di una seconda lingua.

Un passo indietro: che cos’è il linguaggio? Il linguaggio viene spesso identificato esclusivamente con l’espressione verbale, ossia le parole.  Il linguaggio verbale, però, è però solo un modo per comunicare (basti pensare ai gesti, o alle espressioni facciali). Il sociolinguista R. Brown lo definisce infatti come un sistema arbitrario di simboli. Arbitrario in quanto non esiste una ragione per cui i topi non possano essere denominati “gatti”, se non per il fatto che i simboli devono essere riconosciuti e condivisi dai membri della comunità che utilizza quella lingua. Il bambino che apprende una lingua deve comprendere che ciascuna cosa ha un nome specifico e che questo nome è “corretto” da usare. Ma in realtà non è tanto facile come sembra; pensate alla confusione che ha un bambino quando una persona, come ad esempio la mamma, in questo caso io (😉) viene chiamata “mamma” dal figlio, “Elisa” dal marito, “Casci” dal postino e “Elli” dalle amiche, e “mia figlia” dalla nonna del bambino! Inoltre le definizioni corrette per una società potrebbero non essere corrette per un’altra; i bambini cinesi parlano e apprendono il cinese e quelli inglesi l’inglese, per esempio.

 

I bambini comprendono subito che la loro capacità è circoscritta e che è necessario acquisire altre lingue per comunicare con persone che non appartengono alla propria comunità linguistica di riferimento.

Il linguaggio è quindi importante e ha varie funzioni, la funzione comunicativa è la più palese ma comunicare implica ben più che possedere il linguaggio. Acquisire il lessico e la grammatica è un aspetto ma usarli nella vita di tutti i giorni è molto diverso! Le abilità sociali devono andare di passo con le abilità metalinguistiche (esempio il turno di parola, il rispetto), ed entrambe sono necessarie per una comunicazione efficace in tutte le lingue.

E’ fondamentale quindi che il bambino, in qualsiasi percorso formativo intraprenda, venga stimolato per uno sviluppo a tutto tondo. L’attenzione e la cura per questo aspetto è stato  – tra gli altri – uno dei motivi per cui ho scelto il percorso di inglese per bambini offerto Victoria IH e anche il corso di calcio per il mio maschietto (anche se odio il calcio!). In entrambe le realtà, il rispetto e la cura per lo sviluppo dei miei figli in tutte le sue sfumature, accompagnato dall’inclusione, erano al primo posto rispetto ad un esasperato tentativo di vomitare addosso ai bambini termini inglese da imparare a memoria (per rendere felici noi genitori) o ad una partita in cui quelli che sono i ritenuti migliori giocano senza alcuna considerazione del concetto di ‘squadra’.

cultura coreana

Tornando al tema centrale dell’apprendimento linguistico, secondo molti ricercatori esistono dei periodi critici per l’acquisizione del linguaggio. I periodi critici sono dei momenti nel corso dello sviluppo in cui l’individuo deve fare certe esperienze per acquisire abilità particolari. Secondo Locke (1993) una delle prove dell’esistenza di un periodo critico per l’apprendimento di una lingua è proprio supportato da diverse ricerche in particolare quella sull’apprendimento di una seconda lingua. Ad esempio, una ricerca effettuata nel 1989 ha esaminato la conoscenza della lingua inglese di alcuni coreani e cinesi immigrati negli Stati Uniti, giungendo alla conclusione che la loro competenza linguistica era strettamente connessa all’età in cui avevano iniziato a studiare questa lingua. I bambini arrivati prima dei 7 anni mostravano un livello di competenza pari ai parlanti nativi, mentre i bambini giunti dopo i 15 anni avevano scarse competenze anche dopo aver trascorso i medesimi anni di permanenza delle persone più giovani. E’ quindi fuori dubbio che il legame tra apprendimento linguistico ed età sia un dato di fatto, almeno per quanto riguarda l’acquisizione di seconde lingue, ma non esistono prove che esiste una “scadenza” precisa per l’acquisizione di tale abilità.

Per stare sicura, però, io faccio iniziare l’apprendimento dell’inglese il prima possibile ai miei figli!